Il Jobs Act è incostituzionale nel criterio di indennizzo per licenziamento ingiustificato

Oggi la Consulta ha diramato un comunicato con il quale informa di aver ritenuto anticostituzionale la cd. “tutela crescente”, nella misura in cui l’indennità risarcitoria riconosciuta al lavoratore, è calcolata unicamente sulla base dell’anzianità di servizio prestata. Applicando quindi tale ragionamento appare illegittima non solo la parte del Jobs Act già richiamata, ma anche la relativa sezione dell’ormai noto Decreto dignità (convertito recentemente nella L. 96/2018), che limitandosi ad innalzare (portandolo da un minimo di 6 ad un massimo di 36 mensilità) il risarcimento dovuto al lavoratore per il licenziamento illegittimo, non ha di fatto modificato i criteri per valutare il quantum dell’indennizzo.

Fondamentalmente secondo la Consulta in base ai criteri di Ragionevolezza ed Uguaglianza, il criterio risarcitorio non può essere così netto, ma dovrà tenere in debito conto anche altri elementi che incidono (direttamente ed indirettamente) sulla situazione concreta del lavoratore, quali a titolo esemplificativo ma non esaustivo:

· Il comportamento tenuto dall’azienda

· Il comportamento tenuto dal lavoratore, e gli eventuali carichi familiari dello stesso.

· Ma anche la stessa situazione economica globale in cui opera l’azienda, e il possibile reinserimento del lavoratore.

Tale impostazione fa quindi ri-sorgere una maggiore autonomia in capo alla Magistratura, che sarà tenuta a valutare il caso concreto. Sembra pertanto che alla luce della Sentenza i giudici del lavoro non saranno più sottoposti all’automatica applicazione delle direttive del legislatore che predeterminavano in maniera rigida i criteri di liquidazione. Certo Le possibili strade percorribili sono quindi due:

· Lasciare ai giudici il compito di decidere caso per caso (tenendo fermo i minimi e i massimi stabiliti dalla legge, ma non vincolandoli tassativamente agli stessi, permettendo quindi un adattamento di tali importi v al caso concreto).

· Aspettare l’intervento del legislatore (o più presumibilmente del governo) che dovrà indicare eventuali nuovi parametri di calcolo o correttivi da applicare a quelli già stabiliti.

Certo è che, dopo il provvedimento della Consulta, si scardina quella che era stata l’impostazione stessa alla base della riforma Renziana, ovvero fornire alla imprese una certezza economica alle aziende sul “costo del lavoro” (soprattutto in caso di contestazione del licenziamento), tentando così di favorire– indirettamente- l’assunzione a tempo indeterminato dei lavoratori.

Dott. Jacopo Barbabella

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